Il “cunto” della Storia d’Italia di Laura De Palma


La storia d’Italia “in musica”: dallo sbarco dei Mille ai Fatti di Bronte, dall’entrata di Garibaldi a Palermo all’eroismo di Peppa la Cannoniera contro i soldati borbonici a Catania. Canti, cunti e musiche in scena per uno spettacolo dedicato a una Sicilia attraversata dai furori risorgimentali e raccontata da garibaldini, picciotti, eroine o semplici popolani che parteciparono con coraggio alla nascita dell’Italia unita. La piece s’intitola “Sicilia 1860”, debutterà l’11 febbraio nel Teatro Piscator di Catania (ore 21, con replica l’indomani alle 18.15) e vuol essere il contributo della musicista e teatrante Laura De Palma – due volte Premio Rosa Balistreri –  alle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità in una inedita chiave di lettura tutta isolana.

 

Lo spettacolo vede la regia di Gisella Calì, che ne ha curato anche la sceneggiatura attingendo a documenti storici, e della stessa De Palma, autrice delle musiche e delle canzoni che interpreta, accompagnandosi con la chitarra, con la sua straordinaria e avvolgente voce da contralto naturale. Oltre alla De Palma –  musicista, cantante e attrice (di qui l’appellativo cantattrice coniato per lei dal critico Carmelita Celi) – in “Sicilia 1860” sono in scena altri cinque attori: autentici performer, metà mimi e metà personaggi, che prestano corpo e voce in altrettanti sipari storici. Capitoli di una particolarissima storia del Risorgimento in Sicilia tutta da rievocare, riassaporare e, forse, provare anche a rileggere. Alle percussioni Flaminia Castro. Completano il cast Dario Castro, Mario Piana, Gabriele Mangion e Gisella Calì.

 

“Mi sono sempre chiesta – ha spiegato Laura De Palma, appassionata cultrice delle melodie della tradizione siciliana e autentica “mattatrice” dello spettacolo – cosa abbia rappresentato per i siciliani la primavera del 1860. Quali e quante speranze nutrissero i nostri avi con l’arrivo di Giuseppe Garibaldi, cosa fece scattare in loro l’orgoglio di combattere i Borboni, consentendo di unire l’isola al Regno d’Italia. In ‘Sicilia 1860’ proviamo a raccontare il sentire del tempo: la voglia di riscatto e le inevitabili delusioni che seguirono”.

             

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